Giona e il Popolo di Ninive. Nuova Speranza nella Misericordia di Dio

La settimana scorsa è terminato il periodo di della “Baaotha”, ovvero “il digiuno di Giona o di Ninive”

Sono tre giorni di digiuno e preghiera che si praticano in Iraq e in Egitto, nella chiesa Caldea, in altre chiese in Iraq e nella chiesa Copta in Egitto. Precede la Quaresima e inizia il terzo lunedì prima di essa. È una preparazione di penitenza e conversione.

Giona

Giona era stato chiamato da Dio a svolgere un’opera di misericordia, quella di ammonire i peccatori. Non volle seguire questa chiamata, scappò, ma in una grande sventura finì nel “ventre del pesce tre giorni e tre notti”, probabilmente una balena. Si pentì e riprese il rapporto con Dio. Si recò a Ninive a chiamare il popolo alla conversione, praticando il digiuno e la penitenza. Una pratica per tutti, persino per gli animali, è considerata per questi popoli un riferimento per la conversione.

Non so se tutti sanno che Ninive è una regione grande dell’Iraq. Nel settimo secolo ci fu in quella zona l’epidemia della peste che stava per distruggere l’intero popolo. La Chiesa, attraverso il digiuno e la preghiera implorò Dio e dopo tre giorni il popolo fu salvo dalla peste. Da quel momento quelle pratiche divennero parte della tradizione cristiana in Iraq.

Ma il significato principale di questo digiuno, è il suo legame con il mistero Pasquale.

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:

“Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.” (Mt 11: 29, 30)

Giona che esce vivo dal ventre della balena in cui rimase per tre giorni, rappresenta Gesù che risorge dopo tre giorni nella tomba.

I cristiani di queste tradizioni orientali, si preparano così alla partecipazione di questo mistero Pasquale, attraverso il periodo di digiuno e preghiera.

Per molti appare ancora pesante e difficile da praticare l’opera di misericordia “ammonire i peccatori” forse per il rispetto umano o per indifferenza o per non perdere i rapporti con le persone che sbagliano.

Dalla storia di Jona possiamo capire che invece è una grande responsabilità aiutare le persone a vedere quando sbagliano; basta essere sicuri che Dio ci chiede di farlo e che siamo spinti dall’amore, non dall’ira o la superiorità. Ci vuole tanta umiltà per essere in ascolto dello Spirito Santo, per conoscere le parole giuste al momento giusto.

Se siamo in unione con Dio, la Sua presenza farà strada nei cuori di chi ci ascolta, ci renderà credibili, convincenti, sinceri.

L’esperienza di ammonire i peccatori, è un’esperienza di morte e risurrezione, proprio come quella di Jona e quella del popolo di Ninive. Un’esperienza che ci apre alla nuova e vera speranza vissuta e praticata che punta a uno stato migliore, allo stare in Dio aiutando il fratello a convertirsi e tornare in Lui ricevendo la correzione fraterna. Una nuova vita per tutti, in Dio.

 

Immagine:

Fonte dell’articolo

SEC 2024-2025
Potrebbe piacerti anche