Papa Francesco dimesso dal Policlinico Gemelli

Dopo 39 giorni di ricovero al «Gemelli», domenica 23 marzo Papa Francesco si affaccia, saluta, benedice e tende i pollici in alto verso le 3 mila persone che applaudono

I medici lo dimettono e nel ritorno in Vaticano fa una sosta a Santa Maria Maggiore per ringraziare la Madonna. Domenica 16 marzo, 32° giorno di ricovero, aveva concelebrato nella cappellina del «Gemelli

SABATO 22 MARZO – La Sala stampa vaticana informa che il giorno successivo a mezzogiorno si affaccerà al balconcino del policlinico per un saluto e una benedizione al termine dell’Angelus della III domenica di Quaresima. Un momento che rallegra il cardinale argentino Víctor Manuel Fernández, prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, amico del  Papa: «Sapevo che il suo organismo poteva reagire e alla fine si trova bene fisicamente. Ci vorrà una riabilitazione perché dopo tanto tempo con l’ossigeno si secca tutto e devi imparare di nuovo a parlare ma l’organismo è come prima. Inizia una nuova tappa e lui è un uomo di sorprese».

BUONE CONDIZIONI – I medici del Policlinico parlano di «miglioramenti da due settimane, di lunga convalescenza di almeno due mesi: dovrà aspettare prima di riprendere la normale attività. Sono state sconfitte le infezioni più importanti e alcune crisi sono state pericolose». I sanitari sconsigliano incontri con gruppi e singoli. Sergio Alfieri, direttore del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche e direttore del gruppo che lo ha seguito e Luigi Carbone, vice-direttore della Sanità del Vaticano e medico referente del Pontefice narrano il lungo ricovero per la polmonite bilaterale polimicrobica, le crisi che hanno fatto rischiare la vita: «La buona notizia è che tornerà a Santa Marta». Riassumono cosa è avvenuto dal 14 febbraio quando si è presentato «con un’insufficienza respiratoria acuta dovuta a un’infezione polimicrobica. Virus, batteri e miceti hanno determinato una polmonite bilaterale severa che ha richiesto un trattamento farmacologico combinato».

HA RISCHIATO GROSSO – Aggiunge Alfieri: «Due episodi molto critici hanno colpito Francesco, che è stato in pericolo di vita. Le terapie farmacologiche, la somministrazione di ossigeno ad alti flussi e la ventilazione meccanica non invasiva hanno fatto registrare un lento e progressivo miglioramento, facendolo uscire dagli episodi più critici. Non è mai stato intubato ed è sempre rimasto vigile, orientato e presente. Le dimissioni avvengono in condizioni stabili da almeno due settimane. Deve continuare parzialmente le terapie farmacologiche ancora per molto tempo. Importante è un periodo di riposo in convalescenza per almeno due mesi». Una «dimissione protetta». Il dott. Carbone informa: «Non sono stati approntati un presidio particolare o una apposita stanza ma sono stati valutati tutti i fabbisogni, gli stessi di tutti i pazienti dimessi per polmonite. Un’assistenza sanitaria a Santa Marta con un servizio 24 ore su 24 per qualsiasi emergenza». E le difficoltà a parlare? «La polmonite bilaterale danneggia i polmoni e i muscoli respiratori sono in difficoltà. Si perde un po’ la voce». Come per tutti i pazienti giovani e anziani, soprattutto anziani  «ci vorrà del tempo affinché la voce torni quella di prima». Una curiosità: «Non l’abbiamo pesato, però è dimagrito. La veste gli sta larga. Scrive e si alimenta».

IMPEGNI CANCELLATI – Aggiungono Alfieri e Carbone: «Delle dimissioni ci sperava da tempo. Da 3-4 giorni ci chiedeva: “Quando torno a casa?”. È stato un paziente esemplare, ha ascoltato i suggerimenti di tutti. Una mattina, come tutte le mattine, siamo andati ad auscultare i polmoni. Gli abbiamo chiesto: “Come sta?”. Ci ha risposto “Sono ancora vivo”. Abbiamo capito che aveva ripreso il buon umore». I medici ritengono che «fosse il momento giusto, anche perché l’ospedale, può sembrare strano dirlo, è il posto peggiore per la convalescenza, perché è il posto dove si prendono più infezioni». Nessuna indicazione sull’incontro con re Carlo (8 aprile); sulle celebrazioni della Settimana Santa e di Pasqua (20 aprile), sulla canonizzazione di Carlo Acutis (27 aprile) e soprattutto sul tanto desiderato viaggio a Nicea (in Asia minore, 100 chilometri da Istanbul, con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo per i 1700 anni del Concilio (24 maggio).

«GRAZIE A TUTTI» – Prima di affacciarsi al balcone, Francesco saluta medici, personale e i vertici dell’Università Cattolica e del Policlinico Gemelli, tra cui il rettore della «Cattolica», Elena Beccalli. Poche parole, il volto provato, le mani sulle ginocchia. Un accenno di sorriso nel vedere la folla che grida: «Francesco, Francesco. Ti vogliamo bene. Siamo qui per te!». «Grazie a tutti!» sussurra con voce flebile.

Nel cortile-piazza ci sono infermiere, medici, studenti dell’Università; persone di varie nazionalità. C’è un gruppo – informano i media vaticani – «che da piazza San Pietro ha imbracciato la croce del Giubileo ed è arrivata al “Gemelli”. Ci sono Emanuela e Adam, con i tre figli: “Abbiamo pregato ogni giorno per lui, era giusto che lo vedessero».

Nel testo dell’«Angelus» parla di conversione; sottolinea la premura del personale sanitario; esprime dolore per la ripresa dei bombardamenti su Gaza; spera nell’accordo Azerbaigian-Armenia; implora che si ponga fine alle guerre, nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Repubblica Democratica del Congo».

Si fa portare a Santa Maria Maggiore a a ringraziare la «Salus populi romani». Senza scendere dall’auto consegna i fiori al cardinale Rolandas Makrickas, da porre ai piedi dell’icona. Per il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei «nella lunga degenza ci ha mostrato “la benedizione che si nasconde dentro la fragilità” e dalla cattedra dell’ospedale ci ha ricordato quanto è necessario “il miracolo della tenerezza”».

Giovanni Paolo II fu ricoverato più volte al «Gemelli». Le più lunghe degenze sono state: 13 maggio-3 giugno 1981 perché ferito gravemente dal terrorista turco Mehemet Alì Agca; 20 giugno-14 agosto 1981 nuovo ricovero per megalovirus da trasfusione di sangue dopo l’attentato.

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