
Misericordia e… POLITICA | I Messaggi di fine anno del Presidente
Per spazio + spadoni, Francesco Di Sibio, l’autore del libro sui Messaggi di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Gli addetti al controllo della tribuna si danno un gran daffare per mantenere il silenzio tra i visitatori. Certo, non siamo scalmanati, ma la situazione spinge a indicare col dito il tale deputato, a parlottare col vicino di poltrona sulle parole che stiamo ascoltando… tutte cose vietate, così come ci è stato fatto leggere sul regolamento, prima di autorizzarci a salire al secondo piano .
Ognuno di noi ha un tesserino sul petto che ce lo ricorda: siamo in visita all’Aula della Camera dei Deputati.
Sotto di noi si svolgono i lavori, ovvero: oggi, al cospetto di un sottosegretario, si alternano gli interventi prenotati da esponenti dei vari schieramenti, mentre in contemporanea tutti gli altri presenti si muovono, entrano ed escono, parlano tra di loro, a volte anche in modo molto più intenso e disturbante rispetto ai visitatori. Ma tant’è.
La mia presenza a Roma è motivata da altro e la visita al Parlamento è un’attesa operosa. Infatti, è martedì 25 marzo e nel pomeriggio presenterò il mio saggio presso la sala Berlinguer della Camera dei Deputati.
Il lavoro, la Bussola edizioni, si intitola “Quirinale, 31 dicembre ore 20.30” e tratta dei Messaggi di fine anno del primo mandato di Sergio Mattarella (2015-2021).
Detta così può apparire un esercizio ozioso. Cosa può offrire riflettere su un discorso fatto durante il cenone o i concerti di piazza nella sera di San Silvestro? E poi, cosa può dire il presidente della Repubblica, dopo aver esposto per tutto l’anno il proprio pensiero?
Mi tocca offrire la risposta a 3 piccoli perché.
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Perché il presidente della Repubblica?
Erick Fromm ha scritto: «Il fatto che milioni di persone condividano dei vizi non fa di questi vizi delle virtù» (Psicanalisi della società contemporanea, 1955)
Avere al Colle una persona totalmente diversa mette in risalto le contraddizioni.
La pacatezza e la sobrietà di Sergio Mattarella contrasta l’agitazione di tanti leader impegnati a raccattare like e voti, che sono molto più frutto di impressioni volubili, impalpabili, volatili rispetto a qualche anno fa.
Inoltre, spesso vengono messe su squadre dedicate alla costruzione della macchina del fango contro avversari politici, spesso utilizzando bufale, notizie infondate: ricordo su tutte quella macchina da guerra definita “La Bestia”.
Il voto ha perso il suo peso specifico e, in questo clima di astensionismo, spesso non ci si ricorda neanche più a chi sia andata la preferenza alle ultime tornate elettorali, se si è andati a votare la volta precedente.
Abbiamo bisogno di un’ancora, un legame stabile ma non statico alla Carta costituzionale.
Dopo che qualcuno, in senso lato, ha affermato che questa non è la sua Europa; per gli stessi motivi, qualcun altro potrebbe dire che questa non è la sua Costituzione.
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Perché i Messaggi di fine anno?
Questi Messaggi sono un segno dell’unità nazionale, sono indirizzati a tutti e a ciascun italiano.
Ogni presidente ha avuto il suo stile e il proprio punto di vista, fin da Luigi Einaudi che, nel 1949, ha incominciato questa tradizione mutuandola da altre esperienze in cui nell’ultimo giorno dell’anno la più alta carica dello Stato faceva gli auguri ai cittadini inserendo anche una sorta di resoconto dell’anno appena trascorso.
Non è la relazione preparata per una categoria più o meno ristretta di persone, cosa che indubbiamente ne può elevare il livello di esposizione e di analisi. Certo, infatti è un messaggio, non un discorso, ha un tenore diverso.
Ma quelle parole scavano nella carne della nostra esistenza.
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Perché alla Camera dei Deputati?
Ho confidato a una persona che sarei stato alla Camera dei Deputati. Nei suoi occhi ho letto sgomento. Cosa diamine sarà?
Ecco, non si tratta solo di ignoranza, nel senso tecnico della non conoscenza, ma di lontananza, distanza.
Abbiamo perso la giusta distanza con le persone, oltre che con le Istituzioni.
A pochi metri da quella sala, 10 anni fa, il 31 gennaio 2015, nell’Aula di Montecitorio, Sergio Mattarella veniva eletto alla carica di presidente della Repubblica. Durante il suo primo mandato, molte cose sono cambiate nel mondo, in Italia, nella politica italiana. Il settennato è scorso in modo rapido tra giorni comuni, paura per il terrorismo internazionale e pandemie inattese.
Questo saggio è forse un romanzo popolare,
ma ha spunti utili a comprendere meglio le istituzioni e le loro liturgie che vanno preservate.
Preservare non vuol dire rendere intoccabile, ma custodire la fonte del vivere civile.
Il flusso può anche cambiare direzione.
Avendo esposto i miei perché, la presentazione è stata chiusa dall’intervento di Pierluigi Castagnetti, più volte deputato ed eurodeputato, la persona giusta per parlare in modo costruttivo di Sergio Mattarella e della democrazia italiana, tant’è vero che l’ho inseguito e atteso diversi mesi, lo scorso anno, affinché scrivesse la prefazione al mio saggio.
Castagnetti si è interrogato su cosa sarebbe, oggi, il Paese senza Mattarella: «il nostro presidente rivela ogni giorno una solidità di cultura costituzionale, malgrado l’anomalia di un Parlamento in cui la maggioranza non lo ha eletto. Emerge l’impegno di chi cerca ogni giorno di essere fedele al suo ruolo. La gente capisce che si nutre della fiducia del popolo». Il presidente «comprende l’importanza di conservare il sostegno della comunità, poiché rappresenta l’unità della nazione. Abbiamo imparato dalla guerra l’importanza di restare uniti».
Ha ricordato come «il rischio che corriamo è quello di considerare la Costituzione superata mentre la Carta Costituzionale è patrimonio della Repubblica. L’intelligenza storica di Mattarella è di costruire, ogni giorno, intorno al patrimonio della Costituzione, un senso di intoccabilità. Dobbiamo essere grati perché siamo nelle mani di un presidente che ha poteri morali e il potere morale è importantissimo. La politica ha bisogno di una dimensione spirituale che non ha a che fare con la religione, che ci ricorda la necessità di difendere l’eredità dei padri. C’è una continuità tra il magistero di Capodanno e il magistero quotidiano ed è questa quotidianità che ci rassicura anche nelle tempeste».
Francesco Di Sibio
Responsabile Ufficio comunicazioni sociali
Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia
Leggi gli articoli precedenti che completano la rubrica:
- Misericordia e… DEBITO
- Misericordia e… PENA
- Misericordia e… SPERANZA
- Misericordia e… COMUNICAZIONE
- Misericordia e… PACE