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Le ferite di guerra e la misericordia
Dal 1943 al 2024, dall’isola di Kos al Michigan. I “salti” di padre Piero Masolo, Missionario del Pime, per parlare di guerra e misericordia
Cari amici,
il racconto questo mese ha a che fare con le radici e parte da molto lontano: dall’isola di Kos, in Grecia, nel 1943. Lì si trovava il prozio Augusto Masolo, 24enne, ufficiale dell’allora Regno d’Italia nella colonia del Dodecaneso.
Facciamo un grande salto nel tempo e nello spazio per arrivare al Palazzo Reale di Milano lo scorso 27 gennaio, giorno della Memoria dell’Olocausto, quando lo zio Alberto ha ricevuto la Medaglia d’Onore alla memoria del prozio Augusto, ben 82 anni dopo!
Chi era il prozio Augusto e che cosa gli è successo? Augusto era il fratello più giovane di mio nonno Aldo, classe 1919, bocconiano, nel 1941 è arruolato nella Divisione Acqui, e all’inizio del ’43 viene inviato nell’isola di Kos.
L’8 settembre di quell’anno, l’armistizio segna la fine delle ostilità tra l’Italia e gli anglo-americani: tutti sono colti di sorpresa e fanno festa sperando in una prossima conclusione della guerra.
Anche i pochi soldati tedeschi presenti, presi alla sprovvista, vengono facilmente disarmati. Pochi giorni dopo, più di 1.500 soldati inglesi sbarcano sull’isola per aiutare i circa 4.000 soldati italiani a difendere il territorio da una possibile invasione tedesca.
All’alba del 3 ottobre la 22ª divisione aviotrasportata tedesca, guidata dal generale Müller, mette in atto l’operazione Eisbär, cioè orso polare, sbarcando contemporaneamente in tre punti diversi dell’isola.
Durante la battaglia italiani e inglesi non riescono a coordinarsi, la RAF inglese non arriva ad assicurare la copertura aerea necessaria, permettendo alla Luftwaffe tedesca di agire incontrastata.
I tedeschi sono circa un migliaio, mentre gli anglo-italiani più di cinque volte tanto, ma le forze a difesa dell’isola sono distrutte e si arrendono al nemico il 4 ottobre.
Subito vengono fatti prigionieri ben 1.388 inglesi e 3.145 italiani. Nei tre giorni che seguono i 148 ufficiali italiani catturati subiscono un processo sommario e viene decisa la loro fucilazione di massa. Tra di loro c’è anche il prozio Augusto, che riesce a fuggire dal campo in cui era stato internato.
Forse tenta di fuggire in Turchia, che dista poche miglia dall’isola.
Non si sa che cosa accade esattamente ma viene dichiarato disperso e non sarà mai più ritrovato. Un centinaio dei suoi compagni vengono fucilati senza pietà.
Nel 2023 siamo stati a Kos: abbiamo visitato il luogo dell’eccidio e ho potuto celebrare una Messa al cimitero cattolico per tutte le vittime della guerra.
È stato un momento molto forte, toccante. La bellezza dell’isola contrasta con l’orrore della guerra, e la memoria ci ha permesso di trasformare una ferita in offerta.
La guerra lascia ferite in chi l’ha combattuta.
E’ quello che sperimento ogni settimana al VA Hospital di Detroit. Si tratta dell’ospedale dei veterani di guerra: americani che hanno combattuto in Corea, Vietnam, Irak e Afghanistan.
Vado come volontario ed accompagno i pazienti da un reparto all’altro. Alcuni hanno voglia di fare due chiacchiere, altri no.
La guerra resta un fardello da portarsi dentro, con cui fare i conti, anche dopo anni.
Il modo in cui il personale si prende cura dei pazienti allevia le loro ferite, in tutti i sensi.
A qualche miglio di distanza c’è un altro luogo che allevia la povertà di chi non riesce a sopravvivere in questa società competitiva. Si chiama Deo Gratias, ed è un caffè dove si può mangiare gratuitamente, fare quattro chiacchiere, ed approfittare del calore sia fisico che umano che le suore e noi volontari cerchiamo di metterci.
E’ un caffè che le Felician Sisters hanno aperto qualche anno fa a Detroit, nel Michigan.
Si può fare la spesa, trovare un giubbotto o un paio di calze, prendere un libro da leggere (tutto gratis!), parlare con l’assistente sociale o partecipare ad un laboratorio d’arte.
Potete scoprire di più su https://www.felician.org/join-us/volunteers-in-mission/deo-gratias-volunteer/
Fonte e immagine
- spazio + spadoni
- P. Piero Masolo